Aki Kaurismäki
Aki Kaurismäki (Malla Hukkanen © Sputnik Oy)

Tutti pazzi per Aki

Il regista-culto finlandese vincerà finalmente l'Orso d'oro?

La poesia, la semplicità, l’umiltà e il coraggio di rintracciare l'umanità ai margini di una società complessa è ancora una volta il fulcro dell'opera del maestro finlandese Aki Kaurismäki.

Nel suo ultimo The Other Side of Hope (Toivon Tuolla Puolen), in concorso alla 67esima Berlinale, riprende il tema dell’immigrazione già affrontato nel precedente Miracolo a Le Havre.

Questa volta al centro della storia ci sono due personaggi (Sakari Kuosmanen e Shervan Haji)che scorrono parallelamente fino a metà del film, quando si incontrano. La  sequenza iniziale ritrae un’anziana coppia di coniugi, lui va via di casa con una valigia in mano restituendo la fede alla moglie con gesto enfatico, lei senza dire una parola la butta nel portacenere e continua imperterrita a fumare e a bere con i bigodini in testa. Poi seguiamo l’uomo nella sua routine per scoprire che vuole lasciare il lavoro di una vita come rappresentante di camicie, per aprire un ristorante. Per farlo gioca in una bisca il ricavato dell’ultimo stock di capi in suo possesso e, grazie alla sua imperturbabilità, stravince. Nel ristorante che compra, trova già un personale assai particolare: un cuoco che prepara solo sardine in scatola, polpette e patate bollite, una cameriera e il caposala.

Inquadratura di gruppo per i personaggi del film
Inquadratura di gruppo per i personaggi del film (Malla Hukkanen © Sputnik Oy)

Sempre a Helsinki assistiamo alle vicende di un ragazzo siriano scappato dal suo Paese per chiedere asilo alle autorità locali, che glielo rifiutano. Così il giovane fugge dal centro di accoglienza, viene minacciato da naziskin che lo chiamano “ebreo” e trova rifugio grazie alle cure del neoristoratore che gli dà alloggio, lavoro e gli procura documenti falsi. Da qui in poi la narrazione scorre, fra le esilaranti avventure per rilanciare il ristorante (il sushi finlandese, ad esempio, non si rivela appetitosissimo) e la difficile impresa di trovare e fare arrivare la sorella del ragazzo, inizialmente fuggita dalla Siria con lui ma dispersasi nel viaggio.

Lo stile di Kaurismäki è, come sempre, inconfondibile, affascinante e poetico. Fra atmosfere retrò, colori saturi, stanze contraddistinte da improbabili tinte alle pareti, si muovono personaggi bizzarri, che pronunciano pochi dialoghi rarefatti. Il tutto contribuisce a creare una serie di situazioni surreali, amplificate da buffi siparietti come, in The Other Side of Hope, le esibizioni di diversi chitarristi, o la presenza del cane del cuoco in cucina.

La salvezza per le persone in difficoltà nel mondo di oggi viene anche questa volta dalla solidarietà. Salvezza forse effimera come lascia intendere il finale dolceamaro, volutamente aperto.

Francesca Felletti

Dal TG 20:

Kaurismaki a Berlino

Kaurismaki a Berlino

TG 20 di mercoledì 15.02.2017

 

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August Diehl

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