Per essere ingombrante è davvero ingombrante! Soprattutto, perché il noce – Juglans regia L. - diventa un albero di dimensioni molto generose, addirittura maestoso. Può raggiungere i 25 metri di altezza e oltre, con una chioma che facilmente supera i 10 metri di diametro. A cent’anni raggiunge il suo massimo della crescita in altezza e a 150-160 anni, dalle nostre parti, raggiunge il limite della sua età massima. Generalmente si pensa che il noce sia un albero molto longevo in grado di raggiungere anche 300 o 400 anni, ma ciò non corrisponde a quanto accade in Europa centrale.

La corteccia del noce è grigio chiara e liscia nei giovani esemplari, poi con l'avanzare dell'età le striature diventano profonde e nerastre
Il noce è originario della regione caucasica. Una recente ricerca del WSL ha confermato che il noce, come il castagno, è stato attivamente diffuso in Europa centrale grazie alla conquista dei territori da parte dell’Impero Romano. I Romani hanno omogeneizzato la lingua, la religione, la coltura e le pratiche amministrative dei territori conquistati. In egual modo, hanno contribuito a diffondere le specie vegetali e animali che stavano alla base delle loro abitudini alimentari e dei bisogni dell’edilizia civile e militare, fra queste il castagno e il noce. Analizzando pubblicazioni paleoecologiche e archeologiche e database pollinici, i quattro ricercatori dell’Istituto federale per la foresta, la neve e il paesaggio hanno messo in evidenza l’influenza dell’avanzata dei Romani anche per l’intensificazione della diffusione del noce in Europa occidentale, sebbene questa specie avesse già avuto in quest’area una certa presenza durante l’Età del Ferro.

Il noce in un prato soleggiato raggiunge dimensioni imponenti
Probabilmente anche a causa delle sue origini, il noce è un albero che ama la luce e il caldo, cresce bene in spazi aperti e in Europa si trova a suo agio nell’area di distribuzione della vite. Non è molto competitivo in foresta, come albero a crescita sub-spontanea fa molta fatica a farsi spazio in un ambiente già densamente popolato da altri alberi. Invece, come albero isolato cresce rapidamente. A partire dal quinto anno di vita il noce può produrre un accrescimento in altezza di oltre un metro all’anno, fino ai 30-40 anni, dopodiché la velocità di crescita comincia già a rallentare.
Il noce è un albero autoctono? Avrebbe il suo spazio nei boschi? E in agricoltura?
Nonostante le difficoltà di affermarsi naturalmente fra gli altri alberi del bosco a causa dei suoi bisogni ecologici, il dibattito sul fatto di favorirne la presenza nei boschi svizzeri è molto vivo fra gli addetti ai lavori. Il noce non è autoctono dell’Europa, ma è presente da così tanto tempo e si è adattato così bene che in molte aree viene considerato “naturalizzato”. Inoltre, il grande valore del legname ricavato da questa pianta ha ispirato timidi tentativi di selvicoltura del noce, come, per esempio, nella Svizzera a nord delle Alpi con, sembra, qualche successo. Tuttavia, i tempi sono molto lunghi per verificare l’eventuale idoneità delle varietà impiegate e di queste pratiche. Tempi che coinvolgono almeno un paio di generazioni successive di forestali…
Nelle campagne europee, il noce sta vivendo un’espansione della sua coltivazione anche grazie al fatto che si tratta di una pianta adatta ad essere impiegata nei sistemi agroforestali. Nei sistemi, cioè, che uniscono sulla stessa superficie la piantagione di specie arboree e la presenza di colture agrarie. L’alto valore dei suoi prodotti, legno e frutti, combinato con la caratteristica di alcune cultivar di avere una ripresa primaverile molto tardiva, permettono di associare la coltivazione del noce con quella di cereali vernini.
Dicevamo che il noce è un albero egoista. È egoista perché quando ha a disposizione molto spazio per crescere, lo fa rapidamente e impedisce ad altri vegetali di svilupparsi sotto le sue fronde o nelle sue vicinanze mettendo in atto una sorta di guerra chimica. Sotto un grande noce di solito cresce poca erba perché le radici, la corteccia e le foglie di questo albero contengono molti tannini e una sostanza particolare, lo juglone, un composto allelopatico, cioè sintetizzato da una pianta, dal noce in questo caso, per rallentare lo sviluppo di altre specie vegetali. Il noce è egoista anche dal punto di vista dello sfruttamento nel suolo delle risorse alimentari. Infatti, un noce che cresce indisturbato nella campagna sviluppa un apparato radicale almeno sei volte più esteso dell’ombra proiettata verticalmente della propria chioma. L’intrico di radici e radichette forma un sistema diffuso e molto efficace per drenare verso l’albero tutti gli elementi nutritivi disponibili nel proprio raggio d’azione, lasciando ben poco alla vegetazione circostante.

Le radici di un vecchio noce
Dopo la Seconda guerra mondiale in Svizzera si contava mezzo milione di alberi di noce. Questa cifra è costantemente diminuita fino ai primi anni del nostro secolo quando furono censiti 130’00 noci. Da allora si assiste a un’inversione di tendenza che continua tutt’ora. L’interesse per il noce è alimentato dall’alto valore del suo bel legno con grosse venature scure che lo fa sembrare un legno di origini tropicali. Con il legno di noce si costruiscono, fin dal Rinascimento, mobili di grande pregio. L’altro elemento economicamente rilevante della coltivazione del noce è la produzione delle noci. Il noce è un frutto di alta qualità, prezioso per l’alimentazione umana. Contiene un’ampia gamma di vitamine, di elementi minerali e un’alta proporzione di lipidi fino al 70%. Questo alto tenore di lipidi rende idonee le noci per l’estrazione di olio, utile per l’alimentazione e per l’industria cosmetica. Non dimentichiamo, infine il mallo di noce, cioè la polpa non commestibile che avvolge il frutto. Viene usato come colorante e per la preparazione del nocino
https://rsi.cue.rsi.ch/food/extra/territorio-e-tradizioni/Il-nocino-e-la-raccolta-durante-la-notte-di-San-Giovanni--718092.html
Sono soprattutto gli uccelli come ghiandaie, gazze e cornacchie che partecipano alla diffusione del noce nel territorio. Spesso in volo lasciano cadere involontariamente le noci e solo una parte viene recuperata. Le altre, se scampano ai roditori, daranno rapidamente origine a delle pianticelle che se si trovano in spazio aperto potranno rapidamente diventare alberi maestosi e ... ingombranti.

Una cornacchia nera con una noce nel becco: cibo per lei o seme per una nuova piantina?