Fuori dall'aula si sono riuniti diversi attivisti per invocare che il 50enne australiano non venga estradato oltre Oceano e sia liberato. (keystone)

"L'estradizione sarebbe la morte di Assange"

L'intervista a Daniel Ellsberg, l'uomo dei "Pentagon Papers": "Il fondatore di Wikileaks ha detto la verità e divulgato informazioni che il pubblico doveva conoscere"

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Una nuova udienza per Julian Assange è prevista oggi, mercoledì. Nelle prossime ore l’Alta Corte del Regno Unito permetterà all’amministrazione di Joe Biden di presentare un appello per l’estradizione negli Stati Uniti del fondatore di Wikileaks, una richiesta respinta nei mesi scorsi. Washington lo accusa di spionaggio per la diffusione dei documenti che rivelarono segreti e abusi statunitensi in Afghanistan e Iraq. Secondo molti, qui c’è di mezzo la libertà di informazione e di diffondere documenti anche contro la volontà dei governi. Così la pensa Daniel Ellsberg, l'uomo dei "Pentagon Papers", intervistato dalla RSI:

Signor Ellsberg, gli Stati Uniti accusano Assange di spionaggio. Qual è il confine tra ciò che si può pubblicare e ciò che invece è reato?

"L’uso della legge sullo spionaggio contro un giornalista – e sarebbe il primo caso – è chiaramente incostituzionale negli USA, come violazione del primo emendamento. Nel nostro paese non dovrebbe esserci alcuna legge contraria alla libertà di espressione della stampa. E ovviamente ci sono state molte incriminazioni in violazione di tutto ciò, ma come nel mio caso si sono poi risolte in assoluzioni."

Lei è stato il primo a essere incriminato per questo. Che cosa significherebbe se mezzo secolo dopo un altro giornalista finisse in tribunale per lo stesso motivo?

"Sono stato la prima persona incriminata per questo, mezzo secolo fa. In tutto questo periodo, nessun giornalista è stato più accusato a parte Assange. Se fosse estradato e incriminato, sarebbe una sfida al giornalismo. Se fosse addirittura condannato, sarebbe a una lunga pena detentiva e in isolamento, come Chelsea Manning. È sarebbe fatale per lui, almeno secondo molti medici. Cioè, in altre parole, sarebbe una sorta di “condanna a morte” per aver detto la verità e aver divulgato informazioni che il pubblico aveva il bisogno e il diritto di conoscere. Questo sarebbe anche un ribaltamento del primo emendamento e costituirebbe probabilmente la fine del giornalismo investigativo. E tutto ciò renderebbe le guerre ingiuste come Iraq e Afghanistan ancora più probabili e più difficili da fermare. Sarebbe un pessimo giorno, anzi, si aprirebbe un futuro fosco per la democrazia in questo paese e per ogni sforzo di contenere l’imperialismo."

Ellsberg durante intervista via Skype con RSI
Ellsberg durante intervista via Skype con RSI

Perché l’amministrazione Biden non rinuncia all’incriminazione e invece mantiene i capi di accusa decisi dal Ministero della giustizia durante l’amministrazione Trump?

"È scandaloso quanto sta facendo Joe Biden. Purtroppo non è del tutto una sorpresa. Quando era vicepresidente durante l’amministrazione Obama, il Ministero della giustizia si rifiutò di incriminare Assange. Si trattava di un giornalista: sarebbe stata una violazione del primo emendamento sulla libertà di espressione, dunque un atto incostituzionale. Ma all’epoca lo stesso Biden paragonò il fondatore di Wikileaks a un “terrorista hi-tech”. Un’ironia che suona straziante perché si riferiva a qualcuno che diceva la verità in modo non violento, informando il pubblico e mostrando gli abusi della guerra in Iraq e quella in Afghanistan, in cui i funzionari del mio paese erano immersi nel sangue fino al collo."

Però c’è un aspetto controverso su Assange negli Stati Uniti che merita attenzione. E cioè quando Wikileaks diffuse informazioni che favorirono Donald Trump pochi giorni prima della elezioni del 2016. Forse è un aspetto da non trascurare.

"Bisogna ricordare però che Assange non è sotto accusa per qualcosa commesso nel 2016. Ma per le rivelazioni del 2010, grazie ai documenti ottenuti da Chelsea Manning, l’ex-militare poi scarcerata. La vergognosa contraddizione a cui lei si riferisce è che Trump non solo ha chiesto alla Russia di divulgare le email di Hillary Clinton, nel caso le avessero. Ma le rivelazioni di Wikileaks spinsero Trump a dire: “Io adoro Wikileaks” mentre Clinton non era affatto contenta, affermando che i russi avevano aiutato Trump. I democratici – a buon motivo – hanno accusato Assange. Ma non è per questo che ora è incriminato. Non solo, ma dopo il 2010 Assange diffuse altri documenti della CIA: perché non è mai stato incriminato per quelle rivelazioni? Non mi è chiaro il motivo. Forse perché il Governo statunitense non vuole nemmeno discutere di questi documenti in un’aula di tribunale."

Assange resta in carcere

Assange resta in carcere

TG 20 di mercoledì 06.01.2021

 

Signor Ellsberg, lei fotocopiò 7'000 pagine segrete del Pentagono sulla guerra in Vietnam e li passò al New York Times. La Corte Suprema poi diede ragione al giornale, che li voleva pubblicare. Quali analogie ci sono tra il suo caso e quello di Assange?

"È essenzialmente lo stesso caso. Il nostro ruolo però è stato diverso. L’analogia più diretta è con Chelsea Manning, la fonte di Assange, che ha passato sette anni e mezzo in prigione. Io ne rischiavo 115, Assange adesso rischia 175 anni di carcere. Julian ha commesso ciò che nel mio caso fu compiuto dal New York Times, cioè pubblicare quei documenti. L’altra analogia riguarda i capi di imputazione, del tutto simili. Nel suo caso oggi viene contestata la violazione informatica, impossibile ai miei tempi. All’epoca non avevamo i personal computer."

Signor Ellsberg, nei suoi confronti furono commesse palesi violazioni. Ma anche nel caso di Assange…

"La CIA era consapevole del fatto che Assange fosse sorvegliato illegalmente mentre si era rifugiato nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra. Tutte le conversazioni con il suo avvocato e il suo medico erano registrate. E questo in America sarebbe stato un buon motivo per abbandonare l’inchiesta. E anche i britannici avrebbero dovuto prendere in considerazione questa ipotesi. Nel mio caso, le mie conversazioni furono illegalmente registrate come Julian. Non solo, furono anche prese azioni concrete per eliminarmi, come avvenne a maggio del 1972. Tutto questo ha portato all’archiviazione del mio caso. Ovviamente bisognerebbe fare lo stesso con Assange. Eppure…sembra incredibile ma nessuno sembra prendere in considerazione i suoi diritti umani, chiaramente violati. Il suo caso dovrebbe essere chiuso. La sua esperienza è incredibilmente simile alla mia."

Intervista di Emiliano Bos

Wikileaks, Assange alla sbarra

Il processo per l'estradizione di Assange verso gli Stati Uniti è iniziato oggi, mercoledì, dinanzi l'Alta Corte di Londra, dopo il ricorso presentato da Washington contro la decisione di primo grado, che negò l'estradizione. In agenda sono previste due udienze, oggi e domani, mentre per il verdetto finale ci potrebbero volere diverse settimane se non mesi: fino a un termine massimo indicato dai media entro Natale o ai primi di gennaio. In agenda sono previste due udienze, oggi e domani, mentre per il verdetto finale ci potrebbero volere diverse settimane se non mesi. Assange è un eroe della democrazia e del diritto all’informazione o una pericolosa spia che divulga segreti di Stato? Il fondatore di Wikileaks, ha trascorso gli ultimi 3 anni in carcere in Gran Bretagna dopo quasi 7 anni di auto-isolamento nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra. Con il caso Assange ci sono davvero in gioco la libertà di espressione e la democrazia? Il giornalismo di inchiesta rischia un bavaglio istituzionale? Ne hanno discusso a Modem: Dick Marty, ex-procuratore, ex-consigliere agli Stati, autore di due rapporti sulle prigioni segreti della CIA in Europa per il Consiglio d’Europa e Andrew Spannaus, giornalista statunitense in Italia, autore del libro “Perché Trump vincerà” .

Assange, si apre il processo

Assange, si apre il processo

TG 12:30 di mercoledì 27.10.2021

 

Edizione del 27.10.2021
Edizione del 27.10.2021
 
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