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"Situazione sfuggita di mano"

L'esperto di depistaggio della Task Force federale, Didier Trono: "Non abbiamo abbastanza personale per tracciare i casi e per fare più test"

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A Ginevra, chi cercava di iscriversi lunedì per effettuare un test per il Covid-19, trovava come prima data disponibile giovedì 29 ottobre, ore 16.00. Un’attesa davvero lunga, ma che non sembra stupire l’esperto di depistaggio Didier Trono, della Task Force scientifica che affianca il Consiglio Federale. "La situazione ci è sfuggita di mano. Non solo perché non abbiamo abbastanza test o non ne facciamo abbastanza. Ma perché abbiamo molti casi e non abbiamo abbastanza personale per tracciarli. In altre parole, già da alcuni giorni la Svizzera ha perso la capacità di delimitare l’epidemia attraverso i test, il tracciamento, l’isolamento e le quarantene", spiega.

Come è stato possibile arrivare a questo?

Per quanto riguarda i test, abbiamo due problemi. Alla fine della prima ondata, la Task Force aveva avvertito che in vista dei bisogni dell’autunno, occorreva fare scorta dei test PCR durante l’estate, quando c’erano pochi casi. Questo richiedeva uno sforzo di concertazione al più alto livello con le società implicate. Constatiamo ora che se questo sforzo è stato fatto, è sfociato in un aumento minimo della capacità quotidiana di test PCR, che è di circa 25-30'000 unità.

In secondo luogo per poter fare i test, occorre il personale che faccia i prelievi, che faccia funzionare le macchine… Ma gli ospedali e i laboratori privati mancano di effettivi. Da un lato le persone vanno formate – e mi dirà che si sarebbe potuto farlo durante gli ultimi quattro o cinque mesi –; dall’altro, immagino che non sia stato facile motivare le amministrazioni ad assumere del personale per un bisogno eventuale nel mese di ottobre.

Quanto è grave il fatto che non si riesca più a stare al passo con i contagi, identificando le persone con il virus?

La situazione non è irreversibile. Sul mercato sono arrivati i test rapidi – i test anti-genici - che identificano le proteine del virus e non il suo genoma che deve poi essere amplificato nei test PCR. Questi nuovi test sono un po’ meno sensibili rispetto a quelli standard, ma non fanno errori di diagnosi. Potrebbero essere utili per testare persone non a rischio, sintomatiche da al massimo tre o quattro giorni: sono quelle che in genere hanno una forte carica virale e che quindi potrebbero essere identificate con il test rapido, risparmiando un test PCR.

Ma anche per eseguire i test rapidi, occorre del personale che appunto scarseggia…

Ha ragione: ci vuole il personale anche per i test rapidi. Ma basta una formazione più semplice e veloce.

Lucia Mottini
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