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Cosa è e come funziona Frontex?

Per il dramma di Lampedusa si sono utilizzati termini tecnici non sempre conosciuti come Frontex, accordi di Dublino e corridoi umanitari. Ecco il loro significato

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Accordi di Dublino

Gli accordi di Dublino (la cui terza versione, Dublino III, entrerà in vigore nel 2014) prevedono che lo Stato membro della comunità europea in cui un richiedente l’asilo entra illegalmente è l’unico Stato competente per trattare la richiesta d’asilo. Il sistema è concepito per evitare che i rifugiati vengano inviati da uno Stato all’altro senza che nessuno si attribuisca la competenza di decidere sul caso specifico. L’accordo è valevole anche per la Svizzera.

Corridoi umanitari

Il termine si usa, come ci ha spiegato l’esperto Gianfranco Schiavone (vedi intervista negli articoli correlati) per designare “la possibilità di realizzare dei trasferimenti di massa, organizzati da un paese all’altro tra aree limitrofe. In questo caso si tratta di capire quali sono i trasferimenti che si possono fare e da quali paesi”. L’espressione “Corridoi umanitari” non ha nessuna valenza giuridica.

Frontex

Frontex è l’istituzione dell’Unione Europea (UE) responsabile del controllo delle sue frontiere esterne. L’agenzia, nata nel 2004, operativa dal 2005, ha lo scopo principale di promuovere e di coordinare le operazioni delle forze dell’ordine ai confini terrestri e marittimi degli Stati membri dell’UE, così come nei loro aeroporti e porti, dove si applicano le disposizioni del diritto comunitario. Solo in secondo luogo ha compiti d’assistenza in caso di necessità. A livello di strategia esecutiva Frontex, come specifica il direttore del Consiglio italiano per i rifugiati Christopher Hein (ascolta l’intervista di Chiara Savi a alto), “agisce solo su richiesta di uno Stato membro. Non ha una propria diretta operatività. Il suo budget attuale si aggira attorno ai 90 milioni di euro all’anno”. I vertici dell’UE dopo il dramma di Lampedusa si sono riuniti e hanno deciso una vasta operazione di monitoraggio nel Mediterraneo.

Legge Bossi-Fini

Con il termine di “Legge Bossi-Fini” s’intende, per l’esperto Gianfranco Schiavone, “l’insieme di norme che si sono sovrapposte nel 2002 al testo unico originale sull’immigrazione”, il decreto legislativo del 1998 che disciplina la condizione dello straniero. In sostanza “non esiste una legge Bossi Fini a se stante”. Alcune di queste modifiche prevedono che i migranti siano espulsi immediatamente con l’accompagnamento alla frontiera e che quelli sprovvisti di documenti d’identità validi siano accolti in centri di permanenza temporanea. Il rilascio del permesso di soggiorno è condizionato dalla presenza di un contratto di lavoro. I rifugiati inoltre possono essere respinti in acque internazionali al paese d’origine. La norma in più prevede che le navi di clandestini non attracchino su suolo italiano e che l’identificazione, le cure mediche e l’assistenza degli aventi diritto all’asilo politico siano effettuati sui mezzi delle forze dell’ordine marittime, è quella che prevede che i superstiti siano indagati per immigrazione clandestina.

Paolo Beretta


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